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Brescia, la leonessa d'Italia
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Kpromos è a Brescia, la leonessa d'ItaliaLo studio Kpromos è a Brescia, la città della Leonessa d'Italia e della Vittoria Alata Brescia è una città antica che mantiene tutt'oggi un patrimonio storico culturale di indiscusso valore. A Brescia troviamo il Castello di Brescia, il Falcone d’Italia, una delle più grandi fortezze del paese, lo splendido bronzo di Afrodite (la Niche o Vittoria Alata), il museo di Santa Giulia e tante altre ricchezze storico-artistiche.
Le origini di Brescia sconfinano tra il mito e la leggenda. Alcuni sostengono che sia stato Ercole a fondarla, altri suppongono che fu Troe, fuggito da Troia in fiamme.
A parte queste congetture, è certo che le prime popolazioni di cui si ha traccia e che si stanziarono nella zona furono i Liguri del re Cidno (o Cicno). Brixia (bric-montagna, brig-fortezza, da etimologie celtico-liguri) divenne capitale dei Galli Cenomani attorno al IV sec. a.C. Nel 49 avanti Cristo, sotto Giulio Cesare, Brixia ottiene la piena cittadinanza romana. Seguirono alcuni secoli di pace e di splendore poi, nel 476, con la dissoluzione dell'Impero Romano, Brescia subì le invasioni barbariche. Sulla città si avventarono gli Eruli di Odoacre, gli Ostrogoti di Teodorico, i Bizantini di Narsete e, per concludere, i Longobardi di Alboino. Brescia è conosciuta nel mondo come "la leonessa d'Italia". Questo appellativo le deriva dal sommo poeta Giosuè Carducci, che volle definire il coraggio leonino con cui la città si battè durante le famose "Dieci Giornate". E' il 21 marzo 1849. Gli austriaci riprendono il conflitto con il Piemonte. La Lombardia è occupata dagli Austriaci. Questi ultimi si allontanano da Brescia per raggiungere la zona delle operazioni, lasciando un migliaio di soldati a presidio del Castello. La città si prepara così alla rivolta, Tito Speri organizza reparti armati. Ed il 23 marzo i moti incominciano da piazza Loggia. Gli austriaci decidono di bombardare la città. I bresciani rispondono organizzando le barricate. La resistenza bresciana durò 10 giorni, quando al Castello di Brescia giunse il comandante Haynau. Quest'ultimo intimò la resa, ma il popolo rispose facendo suonare tutte le campane. L'offensiva austriaca si scatenò con grande violenza. Noto è l'episodio in cui un patriota, Carlo Zima, si avvinghiò ad un'austriaco che l'aveva cosparso di materiale infiammabile e gli aveva dato fuoco e lo trascinò con sé nella morte. La rappresaglia austriaca fu terribile con fucilazioni ed arresti.
DELLE ODI BARBARE LIBRO V. ALLA VITTORIA TRA LE ROVINE DEL TEMPIO DI VESPASIANO IN BRESCIA
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